Una testimonianza incantevole
Ho avuto due volte la gioia e l'emozione di ospitare nella mia casa il Cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen Van Thuan. Ricordo che una sera ci fermammo lungamente a parlare, dopo la veglia di preghiera con i giovani (24 marzo 2001). E il Cardinale, pur essendo già gravemente ammalato, non mostrava segni di stanchezza: e ciò mi stupiva.
Aveva gli occhi limpidi come un cielo senza nuvole: raccontava la sua storia come se fosse una parabola evangelica e mi confidava particolari drammatici della sua lunga prigionia come se riguardassero un'altra persona.
Testualmente mi disse: «Sono stato tredici anni in prigione e la maggior parte degli anni di carcere li ho passati in reclusione totale: mi tenevano in una cella bassa e buia, perché era senza finestre!». Io inorridivo di fronte a questo particolare, ma il Cardinale restava sereno e rivisitava la sua storia di perseguitato senza lasciar trasparire risentimento, disprezzo, rancore. Mi raccontò che, attraverso un punteruolo lasciategli dai carcerieri, egli riuscì lentamente a scavare un piccolo foro in una parete del carcere, vicino
al pavimento, affinchè dall'esterno potesse entrare un alito di aria fresca e pulita. Ma anche questo espediente si rivelò drammatico: infatti, nella stagione delle piogge, la cella quasi per metà si riempì d'acqua e addirittura un serpentello riuscì ad entrare nell'angusto spazio della prigione. Mi permisi di chiedere:
«Ma come ha fatto ad uscire vivo da un'esperienza così terribile? Dove ha trovato la forza!.
La risposta fu immediata: « Nell'Eucaristia!». E il Cardinale mi guardò, come sanno fare gli orientali, con un sorriso misto a meraviglia: per lui la cosa era del tutto ovvia e quasi si stupiva che io non fossi arrivato da solo a dare questa spiegazione.
Mi disse: « Quando nel 1975 sono stato messo in prigione, una domanda angosciosa affiorò dentro di me: 'Potrò ancora celebrare l'Eucaristia?'. E la stessa domanda, un po' di tempo dopo, mi rivolsero i miei cristiani quando ebbero la possibilità di venire a trovarmi-.'Ma ha potuto celebrare la Santa Messa?'. In verità i miei cristiani avevano ben provveduto, affinché io avessi l'indispensabile per la celebrazione della Messa».
A questo punto il Cardinale si fermò e prese respiro: sembrava che avesse quasi un po' di pudore nello svelare un segreto, che era il tesoro della sua vita di cristiano, di sacerdote e di vescovo perseguitato.
Riprese il racconto e mi disse: «Quando fui arrestato, dovetti andarmene con i poliziotti a mani vuote. Ma, all'indomani, mi fu permesso di scrivere ai miei cristiani per chiedere le cose più necessarie: vestiti, sapone, dentifricio, medicine! ... scrissi: 'Per favore, mandatemi un pò di vino come medicina per il mio mal di stomaco!' I miei cristiani capirono subito e mi inviarono una piccola bottiglia di vino per la Santa Messa, con l'etichetta: Medicina contro il mal di stomaco. E, in una fiaccola contro le zanzare e l'umidità, nascosero alcune ostie. La polizia, quando mi consegno il pacchetto aperto, mi domando: 'Lei soffre il mal di stomaco?'. Risposi: 'Sì! Da tanto tempo!'. Il poliziotto, indicando la piccola bottiglia, disse: 'Ecco un po' di medicina per lei'. Da quel giorno ho potuto sempre celebrare la Santa Messa, perché i miei cristiani non mi hanno fatto mai mancare 'la medicina per il mal di stomaco. Mettevo tre gocce di vino e una goccia d'acqua nel palmo della mano sinistra, mentre con l'altra tenevo una piccola ostia: e così celebravo ogni giorno la Santa Messa e mi sentivo in una cattedrale e il mio cuore si riempiva di gioia. I miei carcerieri erano meravigliati e io, quando potevo, raccontavo la storia di Gesù... ed essi ascoltavano e alcuni si convertivano. Dovevano cambiarli spesso perché la gioia che mi dava Gesù si trasmetteva a loro... e mi chiedevano di diventare cristiani. Oh, se capissimo che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!».
Mentre il Cardinale parlava, io, per un istante, pensai alle tante Messe frettolose che celebriamo, alle tante Eucaristie partecipate senza cuore e con totale indifferenza e con l'orologio in mano per contare i minuti... e per scappare via senza aver raccolto una briciola di amore.
Ripetevo dentro di me l'esclamazione del Cardinale: «Oh, se capissimo che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!».
Durante le persecuzioni dei primi secoli, i cristiani trovarono la forza nell'Eucaristia: e affrontarono i persecutori... nutrendosi di Eucaristia. Chi non ricorda l'esclamazione dei martiri africani di Abitene, durante la feroce persecuzione di Diocleziano?
Essi, portati in tribunale perché ogni Domenica si radunavano per celebrare la Messa, risposero con decisione: «Noi non possiamo vivere senza l'Eucaristia!». Che esempio stupendo!
Eusebio di Cesarea, storico del cristianesimo dei primi secoli, osserva: « Ogni luogo dove si pativa divenne per noi un posto per celebrare l'Eucaristia... fosse un campo, un deserto, una nave, una locanda o una prigione».
Oggi tutti ci chiediamo che cosa possiamo fare per evangelizzare questa società sorda e apparentemente vaccinata contro il Vangelo. E se cominciassimo a credere di più nell'Eucaristia?
E se offrissimo uno spettacolo di unità e di solidarietà proprio partendo dall'Eucaristia? Sono sicuro che tante persone si farebbero pensose e si chiederebbero: «Dove trovate la forza per vivere cosi?» . Allora potremmo dire: «Nell'Eucaristia». E saremmo creduti.