
Il comandamento dell'Amore
Ora ben comprendiamo che il comandamento dell'amore è strettamente legato al sacramento dell'amore, che è l'Eucaristia.
Cerchiamo di capire il 'perché', andando a visitare i vari racconti dell'istituzione dell'Eucaristia. In tali racconti noi troviamo un particolare illuminante: tutti gli evangelisti sottolineano che Gesù, nel momento in cui ha istituito l'Eucaristia e l'ha donata alla Chiesa, ha fatto riferimento al sacrifìcio dell'Alleanza
(ad esempio Lc 22, 20: « Questo calice e la nuova Alleanza nel mio sangue, quello versato per voi»).
Ma noi sappiamo, esattamente dal racconto del primo sacrificio dell'Alleanza riportato in Esodo 24, che non può esistere alleanza senza una "legge di Alleanza" e senza l'impegno di osservare questa legge. Mosè, infatti, nel momento culminante dell'Alleanza del Sinai, asperge con il sangue l'altare, che rappresenta Dio, e poi, prima di aspergere il popolo con lo stesso sangue, proclama la legge dell'Alleanza e tutto il popolo esclama:
« Tutto quanto Jahvé ha detto, noi lo faremo e obbediremo» (Es 24,7).
Soltanto dopo questo impegno formale, Mosè pronuncia le parole, che poi verranno riprese da Gesù, e dice: «Ecco il sangue dell'Alleanza, che Jahvé ha stretto con voi mediante tutte queste parole» (Es 24, 8).
Il popolo di Israele conosceva bene tutto questo e chiaramente non poteva concepire un sacrifìcio di Alleanza senza una legge di Alleanza. Se Gesù, allora, ha compiuto il sacrificio della Nuova Alleanza donando il Suo Corpo e il Suo Sangue per la nostra salvezza e se ha voluto regalarci il sacramento del sacrificio della nuova Alleanza, che è l'Eucaristia, non poteva non donarci anche la Legge della Nuova Alleanza.
Tale Legge è il Comandamento nuovo, riferito da Giovanni nel suo racconto della cena: « Quand'egli fu uscito. Gesù disse: 'Vi do un Comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri' (Gv 13,34)».
I Sinottici (Matteo, Marco e Luca), nei loro racconti dell'istituzione dell'Eucaristia, non riferiscono questo particolare perché apparteneva alla quotidiana esperienza della comunità cristiana (basta leggere Atti 2,42-48 e Atti 4,32-35) e, pertanto, era una ovvietà.
Giovanni, invece, scrive per ultimo e lo Spirito Santo gli suggerisce di fermare per iscritto il racconto del dono del Comandamento nuovo, affinché nutra continuamente la memoria dei discepoli. E ce n'è bisogno!
In ogni Eucaristia, pertanto, mentre celebriamo il sacrifìcio della Nuova Alleanza, ci viene consegnato anche il Comandamento che ci permette di farci riconoscere come autentici discepoli di Gesù: il Comandamento dell'amore.
Sant'Ignazio di Antiochia, che scrive agli albori del II secolo cristiano, usa una terminologia che profuma di Eucaristia vissuta. Egli, scrivendo ai cristiani di Smirne, consegna loro il saluto della comunità cristiana di Troade e dice: « Vi saluta la carità di Troade». La comunità cristiana viene chiamata carità! E impressionante! Si capisce, allora, anche il senso pregnante delle parole usate da Sant'Ignazio per salutare la Chiesa di Roma. Egli dice «Ignazio, chiamato anche Teoforo, alla Chiesa che è oggetto della misericordia e della munificenza del Padre altissimo e di Gesù Cristo, Suo unico Figlio; amata e illuminata per volontà di Colui che ha voluto tutte le cose che sono, secondo la Carità di Gesù Cristo, nostro Dio; che in Roma presiede santa, venerabile, degna d'essere chiamata beata, meritevole di lode e di felice successo; adorna di candore, che presiede la carità, depositarla della Legge di Cristo e insignita del nome del Padre. Questa Chiesa io saluto nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Padre!)). Presiede la carità vuoi dire: presiede la comunità. Che grande messaggio!
Questa freschezza evangelica vinca le incrostazioni dell'abitudine e della smemoratezza e ci riporti alla novità sorgiva del Cenacolo: ciò può accadere in ogni celebrazione dell'Eucaristia. E questo è il miracolo che deve accadere ogni Domenica... quando partecipiamo veramente alla Santa Messa.