LA PARROCCHIA CASA DI TUTTI

Ma la parrocchia non è solo la messa. È la casa di tutti. Non è una bella frase. Pensaci! E' la realtà.

La parrocchia accetta chi va a messa tutte le domeniche, chi ci va una volta al mese, chi ci va solo a Pasqua, a Natale, a Ferragosto o il giorno dei Santi. La parrocchia accetta chi partecipa al funerale dell'amico anche se non va mai in chiesa, colui che vuole battezzare il bambino anche se non crede. La parrocchia accetta per la prima comunione e la cresima i bambini di coloro che a messa non vanno. Se c'è l'oratorio per i ragazzi, è per tutti i ragazzi. Se c'è la sala di ritrovo per gli anziani, tutti gli anziani sono ben graditi. Non c'è un'altra realtà aperta come la parrocchia.

Naturalmente, la parrocchia è anche la casa di quei cristiani che sanno trovare tempi e modi per essere più presenti e attivi nella Chiesa. Grazie e Dio, questi uomini e queste donne sono sempre più numerosi. Questi cristiani hanno il compito non di chiudere la parrocchia, di impossessarsene, ma, al contrario, di farla diventare sempre più casa di tutti. Facciamo qualche esempio: il gruppo liturgico ha il compito di rendere le celebrazioni più vive e partecipate da tutti; il coro ha l'impegno di rendere la liturgia più bella e più calda in modo tale da riscaldare il cuore alle persone, anche di coloro che a messa ci capitano una volta per caso; il gruppo caritas ha lo scopo di diffondere in tutti una mentalità di carità con iniziative di aiuto e sostegno verso i poveri della parrocchia e del mondo; il Consiglio Pastorale (il gruppo di persone eletto dai parrocchiani per consigliare il parroco) deve saper dar voce a tutte le varie realtà ecclesiali; così come la Commissione Economica (due o tre persone scelte all'interno del Consiglio Parrocchiale) ha il compito di garantire che i soldi della parrocchia siano spesi soprattutto per il bene di tutti.

Dopo il Concilio Vaticano II, tenutosi quaranta anni fa, nella Chiesa sono sorti tanti movimenti, associazioni, comunità. Questi gruppi, a volte fanno fatica a ritrovarsi in parrocchia, perché al loro interno essi vivono celebrazioni più coinvolgenti, impegni più forti, esperienze religiose particolari.  I partecipanti di questi gruppi, non di rado, guardano con una certa sufficienza i "cristiani della domenica". Questo è un errore grave. Infatti, quando questi gruppi si comportano così, dopo un periodo quasi lungo di successo e di clamore, finiscono per squagliarsi, o per diventare forti, ma non per il vangelo. Non potrebbe essere diversamente, perché Gesù ha posto un criterio dal quale non transige: "Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il

Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire" (Matteo 20,26). E, per chi non avesse capito questo brano, aggiunge: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato, infatti, l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Giovanni 13, 14-15).

Quando invece questi gruppi, con le loro caratteristiche e diversità, si mettono a servizio della parrocchia (nota bene: della parrocchia, cioè di tutta la gente soprattutto dei cristiani più deboli, non del parroco) diventano ossigeno che la rinnova e ringiovanisce.

La parrocchia ha la forza e la debolezza della quotidianità. Non è il luogo dello straordinario, ma il luogo dove l'ordinario può diventare straordinario. Con il battesimo celebra la vita che nasce. Con la prima comunione celebra il passaggio dal "seggiolone" alla tavola dei grandi. Con la cresima celebra la capacità di cominciare a fare le prime scelte e ad assumersi le prime responsabilità. Con il fidanzamento e il matrimonio celebra la bellezza e la forza dell'amore. Celebra la forza nella malattia. Celebra, infine, il momento in cui, con la morte, si ritorna nelle mani del Padre per vivere sempre con lui.

Non c'è un'altra organizzazione umana che possa celebrare la vita come avviene in parrocchia.